DISFUNZIONI FREQUENTI
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La distorsione è la perdita momentanea ed incompleta dei rapporti articolari fra due capi ossei.

In Italia si stimano circa 50000 traumi distorsivi alla caviglia al giorno, questo significa che è uno dei traumi più comuni negli sport e nelle attività ricreative.

La distorsione alla caviglia è il più frequente trauma muscolo – scheletrico dell’arto inferiore.

Nella distorsione di caviglia quasi sempre rimane un dolore residuo abbastanza significativo che comporta una limitazione funzionale.

DISTORSIONE CAVIGLIA - PIEDEAnche dopo che il trauma è stato curato si ha una percentuale variabile di pazienti che lamentano una sintomatologia cronica caratterizzata da sinoviti, tendinopatie, rigidità, aumento di volume, dolore e insufficienza muscolare, associati o meno a instabilità del collo del piede con difficoltà a deambulare su terreni irregolari o episodi distorsivi recidivanti, a prescindere dal trattamento dell’episodio acuto.
Questo avviene perché il danno del trauma discorsivo non avviene solo a carico del tessuto legamentoso, ma anche del tessuto nervoso e muscolo – tendineo, intorno al complesso della caviglia.

Nella maggior parte dei casi la caviglia si distorce a causa di un movimento brusco verso l’interno dell’intero piede (pronazione), quando avviene verso l’esterno (supinazione) l’esito è molto più traumatico, causando rotture dei legamenti e necessitando quindi l’intervento dell’ortopedico.

A causa di una distorsione tutte le ossa del piede non ritornano nella loro posizione anatomico-fisiologica.

Molto spesso vi è uno stiramento di un particolare legamento che non guarisce e, o che rimane lasso, causando così dolori cronici, lasciando l’articolazione della caviglia viziata nel movimento verso una particolare direzione.

La manipolazione Osteopaticadi una caviglia distorta è molto indicata, aiutando a riposizionare le ossa del piede ed ad allentare le tensioni legamentose. In tal modo si recupera la mobilità in maniera completa e naturale.

Sintomi della distorsione

Dolore vivo, localizzato a livello della zona anteriore del malleolo peroneale, che insorge durante la palpazione; tumefazione modesta o cospicua a livello periarticolare ed articolare, segno della rottura della piccola arteriose passante sopra il legamento peroneo – astragalico anteriore (segno di Robert – Jaspert); limitazione funzionale causata dal dolore che il paziente avverte durante i movimenti dell’articolazione; instabilità dell’articolazione tibio – tarsica.

TRATTAMENTO

È diviso in tre fasi: acuta, sub acuta e di rieducazione funzionale.

Fase acuta

Il protocollo più accreditato per le lesioni acute è il P.R.I.C.E. Protection, Rest, Ice, Compression, Elevation.
In fase acuta gli obiettivi sono l’immobilizzazione, la diminuzione degli “irritanti chimici” che causano dolore e favoriscono la “stasi tessutale” (edema), la prevenzione di ulteriori sollecitazioni meccaniche della struttura lesa.
Da un punto di vista osteopatico, l’osteopata, prima di agire direttamente, deve:

  1. verificare la presenza di fratture o distacchi parziali di osso o periostio;
  2. verificare la presenza di rotture dei legamenti complete o parziali.

Nelle distorsioni gravi ,i dolori sono più importanti sulle inserzioni dei legamenti e nel test dell’astragalo troveremo una ipermobilità. Il paziente può stare in piedi e i sintomi non sono in rapporto con la lesione. Nelle lesioni benigne c’è una continuità delle fibre legamentose ed il dolore sarà generalmente su tutto il decorso dei legamenti interessati.

In questa fase acuta, quindi dopo aver tolto eventuali fasce o tutori, bisogna controllare:

  • calcagno (perché è l’osso principale del piede);
  • astragalo rispetto al calcagno (il calcagno distribuisce il peso e l’astragalo lo distribuisce nei due piani);
  • coppia scafoide cuboide (per lo stesso motivo); Interlinea di Chopart;
  • astragalo rispetto alla pinza malleolare;
  • articolazione peroneo tibiale superiore (controlla e comanda il perone);
  • membrana interossea e sistema fasciale del piede;
  • articolazione peroneo tibiale inferiore;
  • articolazione peroneo astragalica;
  • astragalo rispetto al calcagno;
  • legamenti;
  • rotazioni del ginocchio (movimenti del perone in quanto lì si ancora il legamento collaterale esterno del ginocchio che si tendono in rotazione esterna della tibia, quindi se c’è un difetto dell’articolazione peroneo astragalica inferiore o peroneo tibiale inferiore, succede che il perone avanza e fa una rotazione interna comportando così un rilasciamento del collaterale esterno. La tibia per compensare a questo rilasciamento va in rotazione esterna facendolo contrarre);
  • eventuali lesioni interossee (essendo l’osso formato da sali, in seguito ad un grosso trauma si creano delle crepe e l’osso non ha più la capacità di adattarsi);
  • controllo viscerale in caso di disturbi abituali (soprattutto la membrana interossea ha la caratteristica di avere la stessa origine delle fasce che avvolgono l’intestino ecc. causando una sofferenza).
Fase subacuta

In questa fase lo scopo del trattamento è quello di sottoporre il tessuto leso ad una serie di sollecitazioni meccaniche, utili per promuovere l’orientamento fisiologico delle varie strutture.
Gli obiettivi di questa fase sono: l’eliminazione del dolore, il recupero dell’articolarità, l’eliminazione dello spasmo muscolare e dell’edema, il recupero della forza muscolare. Per raggiungere questi obiettivi si utilizzano massaggi, terapie fisiche, tecniche di mobilizzazione, la cinesiterapia, la crioterapia. Il trattamento manipolativo Osteopatico consiste nello scollare le aderenze, è un procedimento indolore e non invasivo.

Fase di rieducazione

Gli obiettivi di questa fase sono: recupero della propriocettività e della forza, prevenzione delle recidive.
L’osteopatia in questa fase, oltre a intervenire sulla zona traumatizzata, inserisce la distorsione della globalità dell’individuo per evitare e prevenire che tale trauma possa inficiare sulla normale funzionalità di altri distretti e sistemi come il ginocchio, l’anca, il bacino, la colonna.

Casi cronici

Molto spesso avviene, che un piede che abbia subito un trauma non manifesti alcun problema, quando è coinvolto in movimenti ordinari, invece durante un’attività intensa, si gonfi e dolga; questo molto probabilmente accade perché si sono formate delle cicatrici aderenziali durante il processo incompleto di guarigione dal trauma subito in precedenza.

L’utilizzo osteopatico del taping kinesiologico aiuta a stabilizzare l’articolazione ed accelerare il recupero.

N.B. Le informazioni raccolte in questo sito hanno carattere puramente informativo. In nessun caso vogliono sostituire o intendersi atto medico o sanitario.

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